venerdì 13 luglio 2012

Pescemania, ovvero la Boqueria


Bateson dice che, escludendo l'istinto, le abitudini si apprendono sempre due volte. Prima si conosce il funzionamento di qualcosa, poi, esercitandosi e sperimentando, ci si abitua a ripeterlo.
Istintivamente noti la Boqueria verso l'ora di pranzo quando avverti un inspiegabile odore di frittura intorno a te. Ti guardi intorno con attenzione e finalmente scorgi un cartello fuori dal mercato del pesce. Ti ci avvicini e vedi della gente che non ha l'aria da casalinga entrare o uscire da lì, chiacchierando tra amici. In quel momento capisci che il tuo istinto non mentiva.
Poi scatta l'abitudine.
Fin dalla prima volta è bene imparare a separare l'aspetto da friggitoria rustica dalla realtà malcelatamente fighetta del locale. Si deve capire che i pescioni freschi che ti guardano e le ostriche che ti naccherano al ritmo dell'acquolina in bocca non hanno affatto lo stesso prezzo del banco del pesce alle tue spalle. Mentre aspetti un tavolo nell'ora di punta, tra i morsi dell'appetito, devi esercitarti a stare a tuo agio tra gli echi del mercato, incantonato sul tuo tavolino, a debita distanza da felpe fintoluride col cappuccio e completi di Armani: un'esperienza da provare!
Se la freschezza e la bontà non hanno prezzo, mai questa massima fu più vera alla Boqueria dove, a parte il piatto fisso di frittura, non esiste prezzo esposto. Ogni abitudine, infatti ha degli imprevisti. E qui resta oscuro il meccanismo di formazione del conto. Al punto che se pure impari a scegliere in modo eurocompatibile e prendi il vizio di coccolarti ogni tanto con una deliziosa triglia arrosto o un turgido polpo, lo farai comunque rischiando di dar fondo ai biglietti nel portafogli! Che dipenda da chi fa le somme? Non si sa..
Rien ne va plus, les jeux sont faits! (lux)
Bonus: La clientela è così varia e l'ambiente così dispersivo che nessuno farà mai caso a te
Malus: Vino in bottiglia da gioielleria!
Voti della Palmanana
Ambiente: 6,5
Servizio: 6
Cucina: 7,5

Ristorante Boqueria, via Cagliare 13, Alghero

lunedì 2 luglio 2012

Dai diamanti non nasce niente dal corallo nascono le perle. Bar la perla


Ad Alghero ci sono tanti bar e pochi baristi. È un dato di fatto e la certezza la si ha quando se ne incontra uno vero. I veri professionisti sono lontano dallo struscio, fuori dalle rotte dei turisti. I veri baristi eseguono movimenti ragionati, non hanno mai fretta, aspettano il prossimo avventore con una attesa che può protrarsi per ore. I veri baristi sono dei collezionisti del tempo. Il bar è per loro sia tempio che sacrestia. Non è importante che sia pieno o vuoto, bello o brutto, fondamentale per il barista è esserci dentro e governarne l'apertura. La gestione del bar di viale Sardegna non fa difetto ed è accompagnata da un pacifico plateatico che si affaccia su una larghissima highway a bassissimo scorrimento dal grande fascino di periferia maledetta. In vetrina troneggia il segnale:”al Mercoledì non si fa servizio ai tavoli”. C'è il mercato rionale, segno che la pazienza, solo per quella mattina deve essere praticata, almeno un po', anche dal cliente.
Bonus: non c'è la televisione e la sedie sono uguali uguali a quelle del caffè Quadri in piazza San Marco a Venezia.
Malus: il Mercoledì
Voti della palmanana
Servizio 8
Ambiente 8

Bar la perla, viale Sardegna n.80, Alghero

martedì 12 giugno 2012

Ciù post is mel che uàn. Uàn il bar. Ciù il ristorante. Olmedo


Si entra dal primo per convergere sul secondo. Poi per continuare, si ordina il primo, oppure la pizza e si passa al secondo. Lo diciamo subito: da provare le patate fritte, segni inconfondibili ci fanno pensare che siano tagliate a mano (una rarità in Sardegna). Cucina generalista (dalla camionista puttanesca alla borghesissima spigola) abbondante, fresca e ben cucinata. Una simpatia verace nel servirla, merce rara nella Riviera del corallo. Ma appunto qui siamo, per fortuna, ad Olmedo, lontani ben 11,7 chilometri da Alghero (una inezia). Interessanti piatti composti, menù tematici e pizze davvero buone completano l'orchestra.
Bonus: i dolci e i mirti fatti in casa e la cortesia mai affrettata
Malus: la sempre accesa televisione, ingombrante e chiassosa padrona di casa.
Voti della palmanana
Cucina 7,5
Servizio: 8
Ambiente: 6,5

Ristorante Pizzeria Desideria, via Eleonora d'Arborea 17, Olmedo (SS)

sabato 19 maggio 2012

Apecar ovvero existenzminimum

Solo Sergio Marchionne non ha ancora capito che l'auto del futuro è l'apecar e quel che è peggio (per lui) l'hanno già inventata. Ingonfato nel suo golfino, l'ultra manager Fiat ha sempre meno speranza di vendere le sue nuove macchine ad innovazione zero. Invece l'apecar di Santini vende! Non l'apecar stessa ma il suo freddo contenuto. Birra, coca, aranciata italiana, acqua e vino a giusta temperatura per giuste passeggiate sulla Barcelloneta sarda. Istruzioni: camminare sin che viene sete, al sopraggiungere di questa NON sedersi in un bar, per NON farsi rapinare dagli esercenti inrivaalmare della rivieradelcorallo, ma avvicinarsi all'apecar e chiedere da bere. Qui il vostro unoeuro è sufficiente e se vi accontentate solo dell'acqua per la notte (fondamentale per dormir bene) ne basta addirittura mezzo.
Bonus: super convenienza e cortesia. L'apecar è inoltre dotata di auto(video)radio, trasmette uno swing nostalgia per Santini e per tutti i suoi coreografici amici.
Malus: a volte l'apecar non c'è.
Voti della Palmanana
Ambiente: 10
Servizio: 9

mercoledì 9 maggio 2012

Cede la muraglia. Ristorante cinese ad Alghero


Tanti anni fa, altri tempi, a Venezia aveva aperto il primo ristorante cinese, non durò molto. Si narra che fosse formidabile. Dopo qualche anno, si dischiusero, come piccole uova di ragno, nuove ristorazione cinesi tra le calli e i campielli veneziani. Ad Alghero tra Aprile e Maggio ha definitivamente chiuso un buon ristorante, che era anche l'unico ristorante cinese della città. Per consolarci della sua chiusura e sperando in nuove e numerose gemmazioni leggiamoci la postuma recensione di “Cardi e Ciliegie”.

In via Angioy si cela l'unico ristorante cinese di Alghero. L'ingresso con le scale a scendere in un seminterrato ed il camerone fanno pensare di avere sbagliato locale, ma il sorriso orientale e la cortesia delle ragazze che ti accolgono ti invita lo stesso ad entrare. La scelta è vincente. Per cifre modiche il menù a buffet garantisce soddisfazione e buona possibilità di scelta per tutti. Il meccanismo è semplice ed interessante. All'ingresso tutti sono immobili, ma come il passo varca la soglia basta una parola in cinese (un due tre stella?) che mette in moto la cucina, i camerieri e la sala si anima. Nuove pietanze calde vanno ad aggiungersi a quelle che già attendevano e muoversi di continuo fra tavolo e buffet fa trovare piacevoli sorprese. Il piatto si svuota e si riempie ogni volta che si vuole e un'attenta maitre fa muovere la cucina in sincrono con le vostre passeggiate. L'ambiente è scarso, ricordo di mense aziendali di basso profilo, ma i tavoli rotondi e le lunghe tavolate fanno presto dimenticare le pareti e l'eco delle voci. Cortesia tutta orientale, disponibilità ma con pochi gesti e senza rimbrotti ti fanno capire se stai esagerando con le voci.

Bonus, C'è sempre posto, cortesia, ottimo per grandi tavolate e la cucina aspetta gli avventori per garantire cibi caldo
Malus, ci sono mense aziendali con locali con meno eco e più accoglienti
Voti della Palmanana
Ambiente: 6
Servizio: 7
Cucina: 7,5

Ristorante La Grande Muraglia, Via Giovanni Maria Angioy, 3, Alghero

lunedì 23 aprile 2012

Mordi il pesce prima che sia lui a farlo. Trattoria Maristella. Alghero


Quasi ognuno di noi ha avuto una personale casa della nonna o della zia (al limite l'ha condivisa con alcuni connipoti). I ricordi si mescolano tra gli odori della cucina a tutte le ore e "ricchi assaggi" a prova di bicarbonato. Il tutto veniva offerto alla modica cifra di un interrogatorio insistente sugli sviluppi più o meno sinceri della tua vita e di quella dei tuoi prossimi.
Anche da Maristella, come dalla nonna, non ci si passa per caso. Anche qui, quando puoi, dimentichi il conto e ritorni volentieri.
Uno spazietto banale il giusto, tinto di sobrio gusto medio: dall'apparecchiatura alla posa neutrale e giusto-cordiale dei camerieri. Di loro colpisce quell'espressione di sottile orgoglio che sa di "tanto lo sappiamo che ti ha mandato qualcuno o ci conosci già e sei tornato perchè si mangia bene!".
Ma loro parlano poco, mentre chi comunica davvero qui è il piatto. Ed è anche sincero. Pochi intingoli e gusto pieno per ogni mostro sbattuto in prima pagina, senza carezze. Che si tratti di una ricciola o di un riccio, il cuoco punta dritto alla sazietà del palato. Gli amanti dei retrosapori nascosti e dei bouquet psicotrasparenti come le modelle da passerella sono avvisati! (lux)
Bonus: Niente smorfiette maliziose dei camerieri e massima collaborazione se per risparmiare e provare più portate ci si smezza qualche piatto.
Malus: la saletta mette a dura prova la propria privacy e sottopone alle torture delle volgarità dei vicini di tavolo. E' utile prenotare.
Voti della Palmanana
Cucina: 7 1/2
Ambiente: 6
Servizio: 8

Trattoria Maristella, Via Kennedy, 9, Alghero

giovedì 22 marzo 2012

Nostagia di migrare. Bar Diva, Alghero


Sembra a vedersi un posto per caffè senza storia, per le tazzine anonime da svuotare all’impiedi in una pausa di necessità. Bar di avventori pendolari, svelti, che con rognosa antipatia sbirciano le panchette dei seduti: e anche quelli sono traballanti precari, senza valigie vere da ergere in alto, sulle mensole a rete.
No, il Diva si serba per chi necessità più stretta tiri una volta agli anfratti delle latrine; si lascia indovinare piano piano, da chi almeno ne tenti il budello semibuio, verso le stanze del retro, ai separè-divanetti in finta pelle dove le ore liete acquattano coppiette in calore. Lì, nell’ombra eterna del fuoriscena riposa ancora il primitivo bancone, di cui fierissimo e geloso andava il G. mastro intagliatore, come di femmina mala, esigente e bizzosa. Al riparo dai vuoti onori delle guide, eccolo, consiste ancora: pezzetto di legno su pezzetto, dal tassello e dall’alta scuola fatto a figura di barca gravida, che cocciuta attende carezze di cartavetro e si prepara per i viaggi a venire. (ma.sì)
Bonus
, Il vero migrante, eternamente stanco e bisognoso di riparo, troverà le solerti panchette ospitali: il tassametro gira, ma senza sbuffi di noia al troppo tuo sedere.
Malus
, Dagli angolini esanimi dello spazio, dalle pance dei fornetti e frigobar, luci impazzite di neon in miniatura si spandono, come nei bar alle stazioni di decaduto e mai risorto status.
Voti della palmanana

Ambiente: 6,5
Servizio: 6,5
Bar Diva, Piazza Municipio, angolo via Roma, Alghero


domenica 4 marzo 2012

Visioni appannate dell’Eden cittadino. Bar Gilbert, Alghero


A chi percorra in basso la via Gilbert Ferret, intento al computo dei propri passi pencolanti, si annuncia nella sera come una polla di luce gorgogliante, sulla sinistra, di sotto il paralume dell’arcata greve. Non sempre lo si vede, un attimo tardo e l’appuntamento ti sfuma.
Il Gilbert porge il suo cenno scorbutico dal margine del visto: non corteggia né prega, non lusinga. Con un saluto di foglia timida, ormai vizza, fa capolino scontroso tra la rugiada falsa delle rose novelle. E anche di dentro, con chi si avventuri a scenderne la soglia, è severo, di una confidenza cruda. Dentro, una tonta benigna miopia strofina le cornee dell’avventore, sdoppia i profili delle sedie pesantissime, gli scheletri neri dei tavoli da giardino. Un telo da doccia vela l’antro degli sciacquoni, il separè separa alla vista le entragne dei servizi, ma anche a scavare nel fondo scuro dei tubi non lo si scova il segreto del luogo.
Benedetta la tua luce, Gilbert, che dà sul limone: che l’acutezza del giudizio svapora in sparsa nebbiolina… come spunta la boria dei pensieri, oh, come smorza i ciaccolosi intellettuali del calcio e della cittàde! Luce calda, liquida, di un’eterna improbabile estate, in cui nessuno è costretto al costume. (ma.sì)
Bonus, Vale qui la qualità del bere, o quella del bevitore?
Malus, La stessa domanda, ma dal lato vuoto del bicchiere.
Voti della palmanana
Ambiente: 6,5
Servizio: 6,5
Bar Gilbert, via Gilbert Ferret 65 Alghero


giovedì 23 febbraio 2012

Play e staziona da Gavino, Alghero


Il più lungo bancone di Alghero. Una vetrinatissima promenade di ricordi e bottiglie di desueti liquori. Una portaerei di affetti, di mirti, di stock84, biancosarti, di caffè e di sambuca senza mosca. Un po' più sotto, lontano dagli sguardi, vino di mescita, vino di Carrabuffas, senza etichetta (no logo direbbe la naomiklein) e senza solfiti ma non senza anima. Sporadici ma fidati avventori, saggi discepoli del silenzio, stazionano nel ponte di comando dell'oste: da Gavino non c'è rumore, nemmeno dalla vetusta tivùsenzasky. Tutto il chiasso proviene dai quadri alle pareti, una piccola collezione dell'orrore “artistico” che si fa troppo sentire. Ma non ditelo al nostro eroe. Oltre Gavino, oltre il bancone, c'è la sala giUochi: due biliardi e altrettanti tavoli verdi per mischiare e servire rapide mani d'azzardo.
Bonus, l'insospettabile melting pot. Da oltre cortina, le giunoniche lavoratrici dell'est hanno eletto il loro dopolavoro proprio qui.
Malus, l'aria (pesante) del default. Qui si lotta ogni giorno per la sopravvivenza.
Voti della palmanana
Ambiente: 7
Servizio: 8

Bar da Gavino, via Cagliari 29, Alghero

venerdì 10 febbraio 2012

Folle d’Anbarok. Sulla passeggiata a mare, in Alghero

Al nostro male comune Alghero dispensa pingui lenimenti, nei lunghi mesi d’inverno specialmente, quando sottili vengon su dalle cunette del centro i fumi uggiosi e le malinconie del mattino presto: allora gratta, grattati ovaie di muggine e pecorino stagionato, sbatùffolati a fior di pelle le essenze palliative! Quando i lavoratori del turismo in disarmo disperano alla fonda, i più felici sono i pescatori conoscitori d’insidie, di retoriche mosse contenti: nel freddo intirizzito fanno breccia con l’insistenza degli amorosi mai corrisposti, con dure teste da romanzo cortese esistite una volta, in una vita anteriore. Chi siede all’Anbarok ha speranza di rivederli sortire, nei mesi con la r dentro, di là del vetro che s’apre e chiude a un soffio, a un’ombra intuita, con battito di sussiegosa ghigliottina. Ecco: c’è calma qui, e una musica che parla inglese con la pazienza del maestro semprespiegante dal principio; la bianca calma del paesaggio di neve, qui, sottovetro, dove raggelano i vecchi bollori del sangue. 
Anbarok la sua mattàna la sconta nel nome, già l’ha spesa e non ne ha più da parte; a lungo andare si intuisce per un mattocchio metodico, un assassino diaccio da cui ricopia la nordica tivù. Anbarok ti fa assìdere alle file dei tavoli settòri, ti involve in agglutinata sacca, preservativa d’igiene, in una pellicola pvc-free che tiene dentro il seme dei fervidi pensamenti e desideri, raggela l’abbraccio e legalmente ti allunga i suoi placebo-piacerò.
Dietro il vetro pulito del bancone, intoccabili, sospesi sorrisi di donna-angelo, gentilezze di cui gusti la goccia perfettamente conservata. Un altro ancora: lo sciogli in bocca come pastiglia dal blister, prima di ripartire, ultima sigaretta o caldo lumicino avanti che venga la nostra nera signora.
Bonus, Il miglior caffè da bersi con affaccio al mare, e vettovaglie studiate per tirare avanti con decenza, senza dilazionare in pagherò né illudere il tristo sacco del ventre con la promessa di maggior felicità a venire.
Malus, Immutabili, in repertorio eterno, le pur ottime baguette: invariabili, eternamente le stesse secondo algide categorie. Ma per qualcheduno il design è il trionfo dello standard. E qui siamo in casa di progettisti moderni.
Voti della palmanana
Ambiente: 7
Servizio: 7

Bar Anbarok, via Garibaldi 7, Alghero


domenica 29 gennaio 2012

Capricorno. Pizza, legna e naturalmente forno.

Nell'agendina di fine pergamena di un antropologo culturale sperso tra le vie dell'Alguer non potrebbe non essere appuntato l'infinita offerta di pizza cittadina. Pizza al taglio, tonda, quadrata, al piatto, da asporto, al kamut, integrale, ecc. Il peso di tanta pizza è sfornato da forni capillari e distribuito da motorini caterpillar. Il sopraddetto antropologo ad una certa, raggiunto dai morsi della fame però troverà con difficoltà, oltre alla meritata pizza anche la fatidica coppia del benessere: tavolo più sedia. L'antropologica quadratura del cerchio nelle note del block notes è il Capricorno, che oltre ad offrire una ottima pizza ti regala la comodità di una piacevole sala arredata con semplicità.
Bonus, il bagno, antitesi del pacato legno della saletta, è un trionfo psico-piastrellato.
Malus, la televisione sempre accesa e sintonizzata sul canale musicale deejayqualcosa. Per fortuna a basso volume.
Voti della palmanana
Ambiente: 7+
Servizio: 7+
Cucina: 8

Pizzeria Capricorno, via Diez 58, Alghero

venerdì 6 gennaio 2012

Campo base: Puntarella Rossa

L'avevamo dichiarato sin dall'inizio nella nostra essenza: siamo figli nani ed illegittimi di Puntarella Rossa e della loro rubrica Piatti al vinile, a cui abbiamo rubato molta anima e un po' di struttura. Affermazione che è sempre stata in prima pagina sulla destra del nostro blog. Ora questa legittimazione è arrivata e suona così: "Cari palmanani, noi vi ringraziamo di cuore, e di forcone, per i complimenti. Di solito se ci copiano in qualche modo lo segnaliamo per far rimuovere, anche perché Puntarella Rossa prima o poi si allargherà ad altre città e il format è protetto, ma con questa dichiarazione commovente come si fa? Tranquilli, tenetelo pure basta che resti il riferimento con link a Puntarella Rossa. Lunga vita ai palmanani".